Patagucci Trips
Machu Picchu, un vulcano attivo, Rio, la foresta pluviale di Bwindi — lo stesso gruppo, una meta nuova ogni volta. Qui dentro ci sono tutti i viaggi, con lo stesso livello di dettaglio ossessivo.
Machu Picchu, un vulcano attivo, Rio, la foresta pluviale di Bwindi — lo stesso gruppo, una meta nuova ogni volta. Qui dentro ci sono tutti i viaggi, con lo stesso livello di dettaglio ossessivo.
Machu Picchu, un vulcano attivo, Rio — e ora Uganda, Pakistan, Sudafrica, Nepal e Bhutan. Lo stesso gruppo, una meta nuova ogni volta.
Quattro amici, uno zaino e un biglietto di sola andata, ogni volta una meta nuova, ogni volta la stessa combriccola scatenata. Manu è il logistico, con lui il viaggio non si perde mai un colpo, ma senza dieci birre al giorno lo vedi diventare uno sconvolto. Kiki è la meteora pazza, sempre pronta a ripartire, ma toglietele il ceviche e la sentirete ruggire: diventa aggressiva, non capisce più niente, datele pesce crudo o scappate immediatamente. Mala è l'enciclopedia vivente del gruppo intero, sa tutto di ogni posto, storia e sentiero, ma se non prende la bumba prima di coricarsi la notte è tutta un rimbombo, meglio non disturbarsi. Bacci è il tecnologico, con lui non ti perdi in un vicolo, ma portatelo in quota e guardate che spettacolo: trema come una foglia al primo metro guadagnato, e giuro che una volta se l'è quasi fatta sotto, poveraccio. Quattro caratteri diversi, un'unica squadra che parte, i Patagucci vanno per il mondo, sempre dalla stessa parte — e ovunque li porti il prossimo volo o il prossimo passo, tornano a casa con una storia in più da raccontare, senza sosta.
Machu Picchu, un vulcano attivo, Rio, la foresta pluviale di Bwindi, la Karakoram Highway — e ora l'Africa australe e l'Himalaya. Direi che siamo pronti per qualsiasi cosa.
I due viaggi con le date fissate. Ognuno ha la sua pagina: itinerario giorno per giorno, mappa animata, meteo e tutto il resto.
Quanto mondo hanno già visto i Patagucci, e dove.
| Meta | Con chi |
|---|---|
| 🇵🇪🇧🇴🇨🇱 Perù, Bolivia e Cile | Tutti insieme |
| 🇲🇩 Moldavia | Bacci, Mala, Manu |
| 🇯🇵 Giappone | Bacci, Manu, Mala |
| 🇲🇰🇽🇰 Macedonia del Nord e Kosovo | Bacci, Manu, Mala |
Quattro ore di luce al giorno e sedici di buio, che è esattamente il motivo per cui ci si va a gennaio. Cascate ghiacciate, una laguna piena di iceberg, grotte dentro un ghiacciaio e — se il cielo collabora — l'aurora.
Perché è l'unico viaggio del gruppo dove il buio è il motivo del viaggio invece che un problema, e perché certe cose — le grotte di ghiaccio, l'aurora — d'estate semplicemente non esistono.
Il sole sorge verso le 11:20 e tramonta verso le 15:45. Sembra un limite, e in parte lo è — ma vuol dire anche che per tutto il resto del giorno il cielo è buio abbastanza per l'aurora, e che l'alba e il tramonto durano ore.
Esistono solo in inverno, quando il freddo stabilizza il ghiaccio del Vatnajökull. Si entra solo con guida certificata, e gennaio è il periodo migliore. D'estate sono chiuse: è una cosa che si può fare solo adesso.
Nessuno scalo. È la meta più vicina di tutte quelle che il gruppo ha guardato finora: si parte la mattina e si è a cena a Reykjavík.
Gennaio è il mese con la notte più lunga e la migliore probabilità di aurora. In cambio, le giornate vanno pianificate attorno a cinque ore scarse di luce.
Servono tre cose insieme: buio, cielo sereno e attività solare. Gennaio dà 16-20 ore di buio, e il 2026 è vicino al massimo del ciclo solare undecennale, con attività ancora alta nel 2027. Il buio ce l'abbiamo garantito, il resto no.
L'aurora c'è anche quando non la vedi: quello che manca è il cielo sereno. Per questo otto notti sono meglio di tre — ogni notte in più è un'altra estrazione. Su otto notti a gennaio le probabilità sono buone, ma nessuno può prometterla.
Si guardano due cose: previsione aurora e copertura nuvolosa sul sito dell'ufficio meteo islandese (vedur.is), che pubblica entrambe. Poi ci si sposta dove il cielo è pulito. Serve un'auto e la voglia di uscire alle 22 con -5°C.
Colazione al buio, in strada per le 10, le cose da vedere fra le 11 e le 16, e poi cena e aurora. Sembra poco, ma con il sole sempre basso la luce è quella dell'alba per tutto il giorno: per le foto è il periodo migliore dell'anno.
Reykjavík come base iniziale, poi la costa sud fino alla laguna glaciale e ritorno. Niente giro completo dell'isola: d'inverno il nord è un rischio che non vale la pena.
Da Keflavík a Reykjavík, poi il Circolo d'Oro e la costa sud fino a Jökulsárlón, e ritorno sulla stessa strada.
| Giorno | Tratta | Distanza | Durata |
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| Tappa | Coordinate |
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Le tappe principali, filtrabili per zona.
Guidare d'inverno, quanto costa, cosa serve. Dati verificati ad agosto 2026.
D'inverno serve un 4x4: non per le strade F (chiuse) ma per neve e ghiaccio sulle strade normali. Una settimana costa circa 240-370€ per un Duster, sopra i 700€ per un SUV più grande. Gomme invernali chiodate incluse per legge nella stagione.
Sembra un dettaglio ridicolo ed è il danno più comune: il vento islandese strappa le portiere quando le apri. L'assicurazione per questo (SAAP, Sand and Ash Protection, e la copertura vento) di solito è a parte. Prendetela.
L'Islanda è uno dei paesi più cari d'Europa. Si paga tutto con carta, anche un caffè, e i contanti non servono praticamente mai. La corona islandese (ISK) non circola fuori dal paese.
Ogni paese ne ha una pubblica, riscaldata geotermicamente, aperta anche d'inverno e a pochi euro. Sono l'alternativa vera alla Blue Lagoon, che costa dieci volte tanto. Regola non negoziabile: doccia nudi prima di entrare, e la fanno rispettare.
Niente: l'Islanda è nello spazio Schengen, basta la carta d'identità. Niente visto, niente autorizzazioni.
La spiaggia nera ha le onde anomale, che arrivano molto più in alto delle altre e hanno ucciso più di un turista. Non si dà mai le spalle al mare e non ci si avvicina alla battigia. C'è un semaforo di allerta all'ingresso: si guarda.
La penisola di Reykjanes — quella dell'aeroporto e della Blue Lagoon — è in piena fase eruttiva da anni. Non è un pericolo per il viaggio, ma è un motivo di chiusure improvvise.
Tutto nella zona di Grindavík e Svartsengi, sulla penisola di Reykjanes: la stessa dove stanno l'aeroporto di Keflavík e la Blue Lagoon. Il resto dell'isola — Reykjavík, costa sud, Jökulsárlón — non è toccato.
L'ultima eruzione è cominciata il 16 luglio 2025 ed è finita il 5 agosto dopo 21 giorni, lasciando un campo lavico di 3,3 km². Da allora nessuna eruzione in corso, ma il magma si sta riaccumulando sotto Svartsengi e l'ufficio meteo islandese considera probabile una nuova intrusione.
È aperta, ma negli ultimi anni ha avuto chiusure brevi e improvvise per precauzione. Se è nel programma, vale la pena avere un piano B — la Sky Lagoon a Reykjavík o una qualsiasi piscina comunale — invece di considerarla garantita.
Durante le eruzioni recenti l'aeroporto e i voli hanno continuato a funzionare normalmente: si chiudono le strade vicino alla colata, non lo spazio aereo. Il 2010 di Eyjafjallajökull era un vulcano diverso e un tipo di eruzione diverso.
Meno freddo di quanto ci si aspetti, molto più ventoso.
Poche materie prime e tanto mare. E prezzi che fanno male.
Lo stufato di pesce e patate, il comfort food nazionale: merluzzo sfilettato, patate, cipolla e besciamella, servito con pane di segale. È quello che si mangia dopo una giornata al vento.
Pane di segale scuro e dolciastro cotto sottoterra col calore geotermico, per 24 ore. Si mangia col burro e col pesce. Non è folklore da turisti: lo fanno davvero così.
L'hot dog islandese, di agnello, con cipolla fritta e crude, senape dolce e remoulade. Il chiosco Bæjarins Beztu di Reykjavík è un'istituzione dal 1937 ed è una delle poche cose economiche del paese.
Tecnicamente un formaggio fresco, non uno yogurt, e si mangia da mille anni. Denso, acido, pochissimi grassi. Al supermercato costa niente ed è la colazione giusta.
L'acquavite nazionale aromatizzata al cumino, soprannominata svarti dauði, "morte nera". Si beve gelata, in bicchierini, tipicamente con lo hákarl — lo squalo fermentato, che è la sfida che tutti provano una volta sola.
Gli alcolici oltre la birra leggera si comprano solo nei negozi di stato Vínbúðin, con orari corti e chiusi la domenica. Una birra al bar sta sui 10-12€. Se volete bere, si compra al duty free dell'aeroporto all'arrivo: lo fanno tutti gli islandesi.
Volo diretto da Milano, circa quattro ore. La meta più comoda da raggiungere fra tutte quelle guardate finora.
| Tratta | Tipo | Note |
|---|---|---|
| Milano Malpensa → Keflavík (KEF) | Diretto | ~4-4,5h. Wizz Air ed easyJet sono le più presenti sulla rotta |
| Altre città italiane | 1 scalo | Via Londra, Amsterdam, Copenaghen o Francoforte |
| Keflavík → Reykjavík | Bus o auto | ~50 km, 45 minuti. Il Flybus è coordinato con i voli |
Il volo costa poco, tutto il resto costa parecchio: è il contrario delle altre mete. Stima indicativa, non un preventivo.
Palazzi con le tegole all'insù e treni a 300 all'ora, monaci e insegne al neon, un villaggio dipinto aggrappato a una collina e un vulcano che esce dal mare. E in mezzo, per due settimane esatte, i ciliegi in fiore.
Perché è il viaggio più facile del gruppo e insieme il più straniante: tutto funziona al secondo, si mangia benissimo per pochi euro, e ogni cosa è simultaneamente antichissima e appena inaugurata.
Il KTX attraversa tutto il paese a 300 km/h. La Corea è lunga poco più dell'Italia da Milano a Napoli: si può stare a Seul la mattina e sul mare la sera, e questo cambia completamente come si costruisce un itinerario.
Le date cadono dentro la stagione della fioritura di Seul. Quanto se ne prende cambia ogni anno: nella sezione dedicata c'è lo storico delle ultime cinque primavere.
A un'ora da una città di dieci milioni di abitanti c'è la frontiera più militarizzata del pianeta, ferma dal 1953. Si visita, con regole precise e senza garanzie.
La fioritura si sposta da sud a nord di circa una settimana e cambia parecchio ogni anno. Qui c'è quello che si sa, per sapere cosa aspettarsi — non per rincorrerla.
| Anno | Prima fioritura | Pieno (stimato) | Con le nostre date avremmo visto |
|---|---|---|---|
| 2022 | 4 aprile | ~8-9 aprile | L'inizio nei primi giorni. Il pieno cadeva mentre eravamo a Busan. |
| 2023 | 25 marzo | ~30 marzo | Niente: finita prima ancora di atterrare. |
| 2024 | 1 aprile | 3-8 aprile | Il pieno, proprio nei tre giorni iniziali a Seul. |
| 2025 | 4 aprile | ~9 aprile | L'inizio all'arrivo, la coda al ritorno. Il pieno perso. |
| 2026 | 3 aprile (previsto) | 7-12 aprile | Inizio e coda. Il picco cade mentre siamo a Jeju. |
| Anno | Jeju | Busan | Gyeongju | Scarto da Seul |
|---|---|---|---|---|
| 2022 | 20 marzo osservato | — | — | 15 giorni prima |
| 2023 | — | — | — | — |
| 2024 | — | 22 marzo osservato | — | 10 giorni prima |
| 2025 | 22 marzo previsto | 23 marzo previsto | — | 13 giorni prima |
| 2026 | 25 marzo previsto | 25 marzo previsto | 28 marzo previsto | 9 giorni prima |
La settimana in cui siete in città. I posti classici: Yeouido lungo il fiume Han, il lago Seokchon davanti alla Lotte Tower, e i vialetti attorno a Gyeongbokgung. Sono anche molto affollati: presto la mattina fa una differenza enorme.
Vicino a Busan, la festa dei ciliegi più grande del paese: un torrente fiancheggiato da alberi che si chiudono a tunnel. Il picco però è fine marzo / primissimi di aprile: passando l'8-9 aprile la trovereste sfiorita. Se qualcuno la vuole a tutti i costi, va anticipato il viaggio, non spostato.
Fiorisce intorno al 28 marzo – 5 aprile. Arrivando il 4 aprile potreste beccare la coda della fioritura sui tumuli reali: sarebbe il colpo di fortuna del viaggio, ma non contateci.
La fioritura dipende dall'inverno e si sposta anche di una settimana. Le date sono previsioni, non un calendario. Il viaggio deve reggere anche senza fiori: per questo l'itinerario non è costruito solo su quelli.
Seul di passaggio, poi giù a sud in treno, Jeju in mezzo, e ritorno a Seul per la fioritura. Ogni giorno ha un link diretto a Google Maps.
Seul, poi il KTX verso sud, il volo per Jeju e il rientro in aereo su Seul. Il mezzo cambia lungo il tracciato.
| Giorno | Tratta | Mezzo | Durata |
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| Tappa | Coordinate |
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Le tappe principali dell'itinerario, filtrabili per città.
La zona demilitarizzata si visita solo con tour autorizzati, e la parte più famosa può saltare all'ultimo momento.
Il tour DMZ standard (Terzo Tunnel d'Infiltrazione, osservatorio di Dora) costa 55.000–75.000 won, fino a 95.000 con pranzo. Il JSA / Panmunjom, dove si sta davvero sulla linea di confine, costa da 150.000 won ed è un'altra cosa.
Resta soggetto a chiusure improvvise per tensioni geopolitiche o direttive del Comando ONU. Gli operatori non possono garantirlo e le cancellazioni arrivano anche la mattina stessa. Prenotate il tour DMZ normale e trattate il JSA come un bonus.
Serve il passaporto fisico, non una fotocopia né la foto sul telefono: ai posti di blocco i militari controllano ogni nome sulla lista consegnata prima. Un passaporto mancante può far tornare indietro l'intero pullman. Per il JSA i dati vanno registrati almeno 7 giorni prima.
Vietati canottiere, magliette senza colletto, pantaloncini, jeans strappati, vestiti aderenti o trasparenti, capi di foggia militare e infradito. Non è folklore: chi si presenta fuori regola non sale.
Documenti, trasporti, valuta. Dati verificati ad agosto 2026 — da riconfermare vicino alla partenza.
Passaporto valido, nessun visto per turismo fino a 90 giorni, K-ETA da richiedere per il 2027. Chi non ha il K-ETA deve compilare la e-Arrival Card entro tre giorni dall'arrivo: il modulo cartaceo non esiste più dal 2026.
Una tessera ricaricabile che vale su metro, bus e taxi in tutto il paese. Si compra in qualsiasi minimarket per pochi euro. È la prima cosa da prendere appena atterrati.
Seul–Busan in 2h15, Seul–Gyeongju circa 2h, Gyeongju–Busan mezz'ora. Biglietti sull'app Korail. Il Korail Pass non conviene su questo giro: punto a punto costa circa la metà.
Si paga con carta praticamente ovunque, anche i mercati. Contanti utili per i banchi di street food. Attenzione: le carte straniere non funzionano in tutti gli sportelli — cercate gli ATM con la scritta "Global".
Il paese è coperto di wifi pubblico gratuito e veloce. Una eSIM locale costa poco e risolve mappe e traduttore, che servono più di quanto sembri: fuori dalle zone turistiche l'inglese è poco diffuso.
Per ragioni di sicurezza nazionale la Corea limita l'export dei dati cartografici, e Google Maps non dà indicazioni stradali affidabili. Si usano Naver Map o KakaoMap: scaricatele prima di partire.
Le cose più sorprendenti del paese, verificate.
Ad aprile a Seul il sole sorge verso le 6 e tramonta verso le 19. Conta per i ciliegi: le foto senza folla si fanno solo all'alba.
Primavera vera: mite di giorno, fresca la mattina e la sera. Il mese giusto, ma non ancora caldo.
Uno dei motivi principali per andarci. Si mangia benissimo a qualunque prezzo, e i contorni sono gratis e infiniti.
I contorni che arrivano insieme al piatto principale: kimchi, germogli, alghe, radici. Sono compresi nel prezzo e si possono richiedere all'infinito. Cambiano da locale a locale e sono metà del pasto.
Si cucina al tavolo su una griglia incassata: samgyeopsal (pancetta di maiale) o galbi (costine marinate). Si avvolge la carne nella lattuga con aglio e salsa. È il pasto sociale del paese.
Riso con verdure, carne, uovo e pasta di peperoncino, servito nella ciotola di pietra rovente che fa la crosta sul fondo. La versione di riferimento è quella di Jeonju.
Gnocchi di riso cilindrici in salsa di peperoncino dolce-piccante, il cibo di strada per eccellenza. Da provare al mercato Gwangjang di Seul insieme ai bindaetteok, le frittelle di fagioli.
Il distillato nazionale, si beve in bicchierini e costa pochissimo. Regola di galateo: non ci si versa da soli, si versa agli altri, e quando un più anziano versa a te si regge il bicchiere con due mani.
Somaek è soju mescolato alla birra, l'abbinamento più diffuso della sera. Il makgeolli è invece un vino di riso torbido e leggermente frizzante, servito in ciotole: tradizionalmente si beve con le frittelle nei giorni di pioggia.
Uno dei motivi seri per cui si va in Corea, e non è una battuta: gli stessi prodotti che in Italia stanno in profumeria a prezzo pieno, lì costano un terzo in meno e ne escono di nuovi ogni mese.
La catena che domina tutto: oltre 1.300 negozi, e a Seul non sei mai a più di dieci minuti da uno. È il posto dove si compra davvero — non i duty free, non i negozietti di Myeongdong. I flagship grossi sono a Myeongdong, Hongdae e Gangnam.
Si mostra il passaporto alla cassa e lo sconto viene applicato subito, senza moduli né code in aeroporto. Serve una spesa da 30.000 won in su e sotto i 500.000 per scontrino. Il netto in tasca è circa il 5-8%: l'IVA è il 10%, il resto se ne va in commissioni.
Il rimborso immediato c'è solo nei flagship di Myeongdong, Hongdae e Gangnam. Negli altri Olive Young ti danno la ricevuta e devi passare dai chioschi dell'aeroporto. Se si fa una spesa grossa, conviene farla in uno dei tre.
Marchi come COSRX e Beauty of Joseon costano circa 30-40% meno che in Europa. Non è solo il cambio: pesano le offerte 1+1 (ne prendi due, ne paghi uno) che in Italia non esistono, l'assenza di spedizione e il rimborso IVA.
I nomi che vale la pena avere in lista: Beauty of Joseon (la crema solare Relief Sun SPF50+ e il siero al riso), Anua (il tonico Heartleaf 77%), COSRX, Round Lab, Torriden, Abib, Biodance. Fascia alta: Sulwhasoo e Laneige.
Il quartiere delle ex fabbriche diventato la zona dei negozi-esperienza dei marchi coreani, con gli store più curati e le novità che non sono ancora arrivate nelle catene. Vale mezza giornata, e sta comodo in uno dei giorni finali a Seul.
Ho cercato cosa c'è nelle nostre date. La risposta onesta è che non si può ancora sapere — ma si può sapere dove guardare, e c'è una cosa che invece si prenota a colpo sicuro.
Interpark Global è la versione in inglese della piattaforma dominante; poi Weverse, Yes24 e Melon Ticket. L'account va creato ed email verificata giorni prima, non cinque minuti prima dell'apertura: la corsa dura secondi.
Sui siti global passano Visa, Mastercard e JCB. Va salvata la carta nell'account prima, ed essere loggati con almeno un quarto d'ora d'anticipo. Per alcuni eventi all'ingresso chiedono un documento col nome del biglietto: portate il passaporto.
Questa è la cosa che si può programmare davvero, perché va in onda ogni settimana: M Countdown (giovedì), Music Bank (venerdì), Show! Music Core (sabato), Inkigayo (domenica). Si assiste alle riprese in studio con più artisti nella stessa serata.
Music Bank: account KBS come residente estero (serve copia del passaporto), poi domanda per una data — ingresso gratuito ma a sorteggio, e al varco serve il passaporto fisico. M Countdown: dal 2026 ci sono pass riservati agli stranieri, acquistabili anche su Klook senza essere iscritti a un fan club. Inkigayo: pacchetti per stranieri tramite agenzie come Trazy o Creatrip.
Il festival grosso della città: nel 2026 è andato dal 10 aprile al 5 maggio, con K-pop, spettacoli di droni sull'Han River e eventi in giro per Seul. Se nel 2027 tiene lo stesso calendario, cade in pieno nella nostra seconda settimana. Da ricontrollare a inizio 2027 su seoulfestival.kr.
Da gennaio 2027 in poi vale la pena guardare ogni tanto Interpark Global e Weverse. Le date degli stadi escono per prime; i music show si prenotano invece a ridosso, di solito una o due settimane prima della registrazione.
È una delle poche mete del gruppo con il volo diretto dall'Italia: circa 11 ore, senza scali.
| Tratta | Tipo | Note |
|---|---|---|
| Milano Malpensa → Seul Incheon | Diretto | Korean Air, ~11h, ~8.800 km. Tariffe viste da 463€ |
| Roma Fiumicino → Seul Incheon | Diretto | La rotta più frequentata dall'Italia |
| Con scalo | 1 scalo | Doha, Istanbul, Amsterdam, Parigi: spesso più economico, ~16-18h |
| Busan → Jeju | Volo interno | ~1h, compagnie low cost coreane, biglietti economici |
| Jeju → Seul Gimpo | Volo interno | ~1h. È una delle rotte aeree più trafficate al mondo |
A terra la Corea costa poco per quello che offre. La voce grossa resta il volo. Stima indicativa, non un preventivo.
Nessun itinerario, nessuna data segnata sul calendario. Solo la domanda che apre ogni viaggio: dove si va, e quanto costa arrivarci. Dici quando puoi partire e da dove, e questa pagina va a chiedere i prezzi veri a Google Flights, meta per meta.
Tre cose: da dove puoi partire, in che finestra di date, e dove ti va di andare. Il resto lo chiede la pagina a Google Flights.
Massimo cinque aeroporti: vengono cercati tutti insieme in una chiamata sola, e il risultato dice da quale conviene partire.
L'intervallo è la finestra in cui potresti partire. La pagina prova una partenza ogni tot giorni dentro quella finestra e confronta i prezzi.
I sei continenti rispondono "le mete migliori là dentro", uno solo credito ciascuno: è il modo più economico di farsi sorprendere. Le mete precise sotto servono quando hai già in testa dove andare. Ogni riquadro acceso moltiplica il costo della ricerca.
Ogni combinazione meta + data costa una ricerca del piano SerpApi, che ne ha 250 al mese. Le ricerche già fatte restano in memoria nel browser e non si ripagano: rilanciare la stessa identica ricerca è gratis.
Ordinati per prezzo. Il prezzo è quello che Google Flights mostra in quel momento per il totale del gruppo, e cambia di ora in ora: serve a capire l'ordine di grandezza e quale meta costa meno, non a prenotare.
Nessuna ricerca ancora lanciata.
Le prime sedici sono la wishlist storica dei Patagucci, quelle già studiate nel dettaglio in passato. Le altre sono idee buttate lì, perché "ovunque" abbia abbastanza posti da guardare.
Poca magia: la pagina interroga Google Flights tramite SerpApi, passando da una funzione che sta su Vercel.
SerpApi non manda gli header CORS, quindi il browser non può interrogarla da solo. E la chiave non può stare nell'HTML, perché il repo del sito è pubblico su GitHub e chiunque se la prenderebbe. Sta come variabile d'ambiente su Vercel, e la pagina parla solo con /api/voli.
È un piano gratuito. Una combinazione meta + coppia di date consuma una ricerca; cinque aeroporti di partenza insieme ne consumano comunque una sola. Sotto le 20 rimanenti il motore si ferma da solo, così resta sempre un fondo per l'occasione buona.
Sono le tariffe che Google Flights vede in questo momento, per il numero di persone indicato. Salgono e scendono di continuo, e per date lontane oltre l'anno semplicemente non esistono ancora. Il link in fondo a ogni scheda apre la stessa ricerca su Google Flights per prenotare davvero.
Una destinazione va sempre indicata, ma può essere un continente intero: Google li riconosce come luoghi e risponde con le mete migliori là dentro. Sei continenti, sei crediti, e le mete le sceglie lui. La lista delle 40 serve per l'altra domanda — quanto costa andare proprio lì.
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